Le arti

ARS SETE

ARS SETE
La scelta dell’arte della seta deriva sia dalla consapevolezza dell’importanza che tale attività assumeva nell’Italia del basso medioevo ,sia perché, fino a qualche decina di anni fà,grazie alla diffusione del gelso nel territorio, le donne di Bevagna si dedicavano in gran numero all’allevamento del baco e alla raccolta e vendita di bozzoli.L’arte della seta venne introdotta in Italia nel secolo XII durante le guerre fra i re di Sicilia e gli imperatori bizantini; molti lavoranti della seta dal Peloponneso vennero condotti in Sicilia dove avviarono la lavorazione.Anche l’affermazione della potenza veneziana in Oriente contribuì ampiamente alla diffusione di questa arte che si andò via via affermando negli altri stati italiani: già dal 1204 sono menzionati i consoli della seta a Firenze e in uno statuto veneto del 1248 sono citati fabbricanti di seta. In Lucca si giunse a tale perfezione nella confezione dei tessuti da gareggiare con quelli orientali e i setaioli lucchesi fuoriusciti venivano molto bene accolti a Venezia e a Firenze. A Perugia la lavorazione della seta nella prima metà del 1400. Il primo procedimento nella preparazione di un filo di seta è la trattura: i bozzoli vengono immersi in acqua bollente per rendere il materiale legante viscoso e vengono rimossi con bastoni,alle estremità dei quali aderiscono i fili di seta. Questi filamenti sono avvolti su un aspo: essendo i filamenti di seta troppo delicati per essere avvolti uno alla volta, se ne avvolgono insieme un certo numero, da tre a otto. Dopo la trattura i fili vengono ritorti per impedire che i singoli filamenti si separino. Fin dall’epoca medievale si ebbero torcitoi perfezionati, come quelli pare che siano stati ricostruiti a Bologna, verso il 1272, da un esule di Lucca.Un geloso segreto circondò questa invenzione, cosicché nulla si conosce della storia di questo torcitoio. Tuttavia un documento lucchese del XIV secolo e uno schematico schizzo fiorentino del XV secolo mostrano che il primissimo torcitoio era simile ad uno del XVII secolo. Sulla base di tali documenti e prendendo visione dall’unico esemplare esposto al museo di Gorizia, la gaita è riuscita a costruire un torcitoio circolare a trazione umana, facendone l’unico esemplare funzionante al mondo. Dopo la torsione le matasse di filo di seta vengono collocate in sacchetti e bollite in acqua saponata per eliminare la gomma naturale che può ostacolare la tintura; vengono poi sciacquate in acqua pura e messe ad asciugare. Quelle di colore perlaceo vengono successivamente sbiancate con i vapori di zolfo : così ol filo bianco è pronto per la tintura. Uscita dalle tintorie, la seta tornava nelle mani delle incannatrici che avvolgevano i fili di trama sui rocchetti; questi venivano spediti nelle case di altri lavoratori serici per l’orditura. Predisposto l’ordito tutto era pronto per la trasformazione decisiva, la tessitura.
L’organizzazione del lavoro dell’industria serica era contraddistinta da un rigoroso decentramento delle operazioni nelle officine e soprattutto nelle abitazioni dei vari specialisti,formalmente legati agli imprenditori tessili da un rapporto di fornitura e compensati in base alla quantità e qualità di lavoro svolto. Materialmente l’elemento di raccordo tra i diversi poli operativi era costituito dalla ” bottega di seta” dove i setaioli ,coadiuvati da uno staff di fattori e garzoni svolgevano le funzioni organizzative, amministrative e commerciali indispensabili oer il funzionamento dell’azienda disseminata.